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poste protesta provincia mag 15
VERBANIA – 21.05.2015 – La scadenza è il 13 giugno. Quel giorno cesserà la sospensione del pano di riorganizzazione nazionale di Poste Italiane contro il quale mezza Italia – Vco compreso – s’è sollevata. Un piano che farà sparire 455 uffici, ne dimezzerà 600 e ridurrà a giorni alterni il recapito in circa 5.000 degli 8.000 comuni italiani. Nel Vco si prevede che sparisca l’ufficio di Carciano e che in altri dieci comuni si viaggerà a scartamento ridotto. “Noi non l’accettiamo”, hanno ribadito oggi in Provincia il presidente Stefano Costa, il consigliere delegato Silvia Tipaldi, sindacati e rappresentanti dei comuni coinvolti. “Ci siamo mossi con un questionario inviato a ogni comune per fotografare i servizi e i disservizi delle Poste nel Vco e per proporre un piano alternativo alla chiusura”, ha detto Tipaldi annunciando l’adesione di 64 comuni su 77. “Il prima possibile avanzeremo la nostra proposta, che arriverà prima del 13 giugno”.

Le speranze di spuntarla sono affidate più che alla volontà dell’azienda - “nell’incontro in prefettura – ha ammesso Costa – abbiamo capito che c’è poca attenzione” - alla protesta corale e agli interventi delle autorità, a iniziare dall’Autorità delle comunicazioni.

“Le poste sono un servizio universale, che va mantenuto – ha dichiarato l’assessore omegnese Alessandro Buzio –. Nella battaglia tra centro e periferia le realtà come le nostre devono essere tutelate, al di là dei costi e dell’economicità”. “È dimostrato – ha aggiunto Costa – che le aree di montagna in cui i servizi vengono cancellati, cresce lo spopolamento. In questo senso confidiamo molto nel riconoscimento della nostra specificità”.

“Bisogna anche tenere in considerazione che ci sono realtà come la nostra – ha spiegato il sindaco di Bée Alessandro Borella – in cui le seconde case, i bed & breakfast e le strutture turistiche d’estate fanno quadruplicare e quintuplicare gli utenti”.

I sindacati, dal canto loro, difendono anche le ricadute economico-lavorative della rete postale, perché meno servizi equivale a meno persone assunte e impiegate.   

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