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MONTEBELLUNA – 19.05.2015 – Fusione e passaggio a Spa.

Sono questi gli obiettivi a breve termine – “entro l’estate”, diceva giorni fa il presidente Francesco Favotto – di Veneto Banca, che da settimane è al centro di chiacchiere, proposte, progetti più o meno concreti.

Lo chiamano “risiko bancario”, sono le scosse d’assestamento al doppio terremoto che ha investito le banche popolari italiane nell’ultimo anno: la mazzata (sui conti, con rettifiche e pesanti perdite) della nuova vigilanza bancaria europea, la legge che cancella il voto capitario negli istituti di credito di grandi dimensioni.

A marzo l’assemblea dei soci di Veneto Banca, che comprende anche l’area nordovest ex popolare di Intra, ha approvato, maldigerito, un bilancio in rosso per quasi un miliardo. Da allora non passa giorno che non ci siano indiscrezioni. Tre i temi caldi anche il rimborso delle azioni (Veneto Banca non è quotata in borsa) che l’assemblea ha dovuto svalutare del 23% e che i soci non riescono a vendere; il futuro assetto con l’addio al sistema cooperativistico e le annunciate fusioni (chi avrà i pacchetti di maggioranza?); le ripercussioni locali su sportelli e dipendenti già previsti in diminuzione col nuovo piano industriale.

Qualcosa di più la si saprà stasera, o al più tardi domani. A Montebelluna – ma anche a Vicenza,  sede di quella popolare Vicentina che non ha mai nascosto la volontà d convolare a nozze coi “cugini” veneti – si riunisce il Cda di Veneto Banca. Sul tavolo c’è il dossier Rotschild, società scelta come advisor per la futura aggregazione e per il passaggio a Spa. Rumors insistenti parlano anche dell’ipotesi che entri nel capitale, con una quota rilevante, un fondo estero.

A Vicenza il barometro nelle ultime settimane ha segnato brutto tempo. Confermato il prossimo addio dello storico presidente Gianni Zonin, sono arrivate le dimissioni dell’ad Samuele Sorato, il cui successore sarà probabilmente scelto oggi. Le difficoltà della Vicentina hanno reso in salita il cammino della fusione (entrambe non sono quotate in borsa e l’operazione sarebbe stata tecnicamente più agevole), peraltro avversata fortemente a Montebelluna.

Un’altra importante questione, che interessa numerosi azionisti del Vco, è la cessione delle azioni. Senza il sistema di scambio immediato in borsa, la liquidazione può avvenire solo tramite la banca. Non è un mistero che Montebelluna, perché in difficoltà e anche per evitare “fughe” di soci, ha spesso fatto melina. Quando, però, il titolo è stato svalutato, la rabbia degli azionisti è montata e le domande si sono moltiplicate. Nei giorni scorsi Banca d’Italia ha emesso una circolare in cui invita i soci che avevano presentato domanda di liquidazione prima della svalutazione a confermare attraverso un questionario la volontà di proseguire.

Il presidente dell’Associazione azionisti Veneto Banca, Giovanni Schiavon, ha diffuso ieri una lettera aperta spiegando che anche rispondendo al quesito l’azionista non sarà obbligato a vendere (non si sa come e quando), ma potrà cambiare idea. Ritirando la domanda, però, perderà la priorità.

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