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porto affondato pallanza
VERBANIA – 25.03.2015 – Che cosa accadde la notte

del 10 ottobre 2013? Mentre sul Verbano si abbatteva una forte tempesta, il porto turistico di Verbania si inabissava trascinandosi dietro diciotto imbarcazioni e danneggiandone decine tra le 137 alla rada a Pallanza in quel momento.

Per chiarire le cause dell’affondamento s’è ricorso a un esperto. Alberto Lamberti, ingegnere e docente all’Università di Bologna, è il professionista che l’ateneo felsineo – su incarico del Comune – ha messo a capo del team che un anno fa ha studiato il disastro.

Il risultato è la relazione presentata preliminarmente il 4 aprile 2014 (e discussa con l’Amministrazione) e quella finale del 30 aprile.

Relazione che si conclude innanzitutto affermando che quella tempesta, seppur violenta (vento a 54 nodi, onde alte 1,5 metri in lago aperto e di 4,4 secondi di durata), non è stata un evento eccezionale. La diga sopraflutto, formata da pontili galleggianti agganciati da loro, è stata colpita obliquamente da onde molto lunghe come nel 2004, altra circostanza in cui il vento fece danni. “L’evento rientra comunque nei limiti previsti dal progetto”, si legge nella relazione.

Tecnicamente l’affondamento è stato determinato dalla rottura dei giunti tra i pontili galleggianti di cemento della diga frangiflutti esterna, che a catena ha danneggiato i pontili interni, liberandoli e mandando le barche l’una contro l’altra.

Perché i giunti sono saltati? Per il “combinato fra rollio, beccheggio e sussulto differenziale degli elementi adiacenti (i pontili, ndr)” – scrivono gli ingegneri – riconducibili a una serie di concause: danni precedenti (tra cui l’uragano del 2012), riparazioni non completamente eseguite, manutenzioni carenti.

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