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Marinoni Filippo campagna elettorale
VERBANIA – 27.03.2015 – Si giocherà ai tempi supplementari

la partita di Filippo Marinoni, presidente sfiduciato (dalla minoranza) della commissione consiliare Politiche giovanili, Sport, Turismo, Scuola, Expo, Cultura, Ambiente, Associazionismo. Messo al timone di questa sorta di commissione omnibus quando il suo predecessore – e collega di lista, Con Silvia per Verbania – Laura Sau è stata promossa assessore, è finito nel mirino di tutti i gruppi consiliari di minoranza.

L’accusa? Far melina e negare il confronto. A farsi portavoce del malcontento e a metterlo per primo sul banco degli imputati è stato Renato Brignone (Sinistra e Ambiente), che è in gran parte il casus belli. Spina nel fianco della maggioranza, nemesi del sindaco Silvia Marchionini, da inizio mandato incalza senza sosta su alcuni temi precisi: canile e Cem. La maggioranza gli ha risposto e replicato a più riprese e in tutte le salse. Lui, imperterrito, insiste. A Marinoni, nella fattispecie, ha chiesto più di due mesi fa di convocare la commissione per discutere di… canile e Cem.

Incontrando una certa resistenza, ha sfruttato l’articolo 19 comma 3 del regolamento del Consiglio comunale: “Il presidente è tenuto a convocare la commissione entro 8 giorni quando lo richiedono il Sindaco, il Presidente del Consiglio Comunale od un numero di commissari che rappresentano 1/5 dei voti consiliari, come attribuiti in base al presente regolamento”. Con la firma dei colleghi di minoranza – compresa l’ex 5 Stelle Stefania Minore, che voleva discutere un altro argomento – ha avanzato la sua domanda.

A rigor di norma, Marinoni avrebbe dovuto convocare la commissione entro 8 giorni. Ma ha allungato i tempi facendo melina e, quando s’è deciso, dribblando gli argomenti più scottanti: canile e Cem in primis.

Il faccia a faccia è andato in scena l’altra sera a Palazzo di Città, in commissione. Brignone ne ha stigmatizzato il comportamento e ha presentato una richiesta di dimissioni sostenuta dall’intera minoranza. Marinoni non ha risposto, il capogruppo Pd Davide Lo Duca s’è speso in una difesa d’ufficio e lo stallo s’è risolto solo con la decisione di rinviare la questione all’Ufficio di presidenza.

Esauriti i tempi regolamentari, la partita si trascina ai supplementari e la passa dunque al presidente Diego Brignoli e ai suoi vice Alice De Ambrogi e Damiano Colombo.

Nel frattempo, a ventiquattro ore di distanza, Lo Duca interviene nuovamente in soccorso di Marinoni, indicando però la via d’uscita.

Confermando il no alle dimissioni e liquidando la richiesta delle minoranze come “non congrua” e “debole nella sostanza”, il capogruppo Pd fa un’apertura. “Ogni tema è affrontabile se congruo con la commissione e se presenta elementi di novità rispetto a ciò che è conosciuto. Rilevo che alcuni elementi di novità siano usciti di recente per cui non ritengo ci sia difficoltà al più presto di convocare una prossima commissione che possa metterli al centro di un dibattito”. Un colpo al cerchio e uno alla botte, una carezza a Marinoni ma un passo indietro. Lo Duca smorza le polemiche giustificando il ritardo nella convocazione con le novità emerse nel frattempo, ma garantisce che il dibattito ci sarà.

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