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VERBANIA – 22.03.2015 – Il tema divide ma i tempi per affrontarlo sono maturi

se, come annunciato, presto sarà nell’agenda del governo. Unioni civili, coppie di fatto, nozze gay… A prescindere dal termine, la questione del diritto di famiglia nel nuovo Millennio è d’attualità.

A Verbania il sindaco Silvia Marchionini non ha mai nascosto il desiderio di partecipare attivamente al cambiamento, senza indugio e prima di molti altri colleghi.

Entro fine mese arriverà in Consiglio comunale la bozza di regolamento che verrà presentata stasera (ore 21) a Palazzo Flaim in un incontro pubblico. “Istituzione del registro delle unioni civili. Verbania, il perché di una scelta” è il titolo scelto dal Pd, che lo organizza e che per dimostrare quanto è attento alla questione, schiera tutti i suoi big locali (l’onorevole Enrico Borghi, il vicepresidente della Regione Aldo Reschigna, Marchionini e il segretario cittadino Riccardo Brezza) oltre a Micaela Campana e Ilda Curti, rispettivamente responsabile nazionale Welfare del partito e assessore comunale a Torino.

Mentre c’è già chi – Giorgio Tigano e Sara Bignardi del Fronte nazionale – parla di bluff e chi – il cattolico di Ncd Damiano Colombo – ha già detto no fin dall’annuncio della proposta, al netto delle battaglie ideologiche il regolamento ha alcuni suoi punti chiari.

Composto da cinque articoli, al primo – premettendo che in materia valgono le leggi nazionali – enuncia il principio che “il Comune di Verbania, nell’ambito della propria autonomia e potestà amministrativa, tutela la dignità delle unioni civili, ne promuove il pubblico rispetto, al fine di superare situazioni discriminatorie e favorirne l’integrazione nel contesto sociale, culturale ed economico del territorio”.

Il registro amministrativo delle unioni civili è riservato a due persone maggiorenni, che abitano insieme in città da almeno due anni, che non hanno altri vincoli legali e che sono legate da vincoli affettivi. Chi si iscrive – la cancellazione può avvenire d’ufficio o per volontà di una delle due parti – godrà dei diritti citati all’articolo 2, comma 2, il più controverso. Articolo che testualmente recita “Le aree tematiche prioritarie nel cui ambito sono attivate azioni di contrasto alla discriminazione sono: a) casa – casa popolare, b) servizi di assistenza sociale, c) politiche per giovani, genitori e anziani, d) sport e tempo libero, e) formazione, scuola e servizi educativi, f) diritti e partecipazione, g) servizi cimiteriali.

Il comma 3 spiega che “gli atti dell’Amministrazione devono prevedere per le unioni civili condizioni non discriminatorie di accesso agli interventi in tali aree, evitando di produrre condizioni di svantaggio economico e sociale, nel quadro generale della particolare attenzione alle condizioni di disagio economico-sociale”.

Questo significa, per esempio, che una famiglia marito-moglie e una marito-marito o moglie-moglie (ma anche due conviventi more uxorio) avranno pari diritto su un alloggio popolare. Un argomento delicato, attorno al quale non mancherà certo dibattito.

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