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VERBANIA – 04.10.2019 – Il suo "sgarro"

è stato quello di aver dato da mangiare ad alcuni gatti randagi del paese. È partendo da questa accusa, rivolta a un sessantenne di Aurano, che il vicino di casa di 43 anni diede il via, il 22 gennaio del 2016, a una pesante lite diventata una vera e propria aggressione. “Se non la smetti ti spacco la faccia e la macchina”, gli disse in un primo momento, limitandosi alle minacce. Poi agì fisicamente, dapprima impedendogli di sfamare i randagi, e successivamente –quando ormai era in atto una colluttazione– colpendolo con forza. Armato di una spranga di ferro gli inferse i primi fendenti alla spalla. Continuò a colpirlo e percuoterlo fin quando, spintolo fino al ciglio di un muretto, lo fece cadere all'indietro nel vuoto per circa due metri. Al termine di quell'episodio la vittima finì in ospedale con due costole rotte e una contusione in testa.

L'aggressore, Alessandro Pavin, è stato processato dal tribunale di Verbania con l'accusa di lesioni aggravate dai futili motivi e dall'uso di un'arma impropria. Gravato da precedenti, è stato condannato in primo grado a un anno e nove mesi. Il pm Anna Maria Rossi aveva chiesto un anno e sei mesi. 

 

 

 

 

VER

 

BANIA – 04.10.2019 – Il suo sgarro è stato quello di aver dato da mangiare ad alcuni gatti randagi del paese. È partendo da questa accusa, rivolta a un sessantenne di Aurano, che il vicino di casa di 43 anni diede il via, il 22 gennaio del 2016, a una pesante lite diventata una vera e propria aggressione. “Se non la smetti ti spacco la faccia e la macchina”, gli disse in un primo momento, limitandosi alle minacce. Poi agì fisicamente, dapprima impedendogli di sfamare i randagi, e successivamente –quando ormai era in atto una colluttazione– colpendolo con forza. Armato di una spranga di ferro gli inferse i primi fendenti alla spalla. Continuò a colpirlo e percuoterlo fin quando, spintolo fino a un muretto, lo fece cadere all'indietro nel vuoto per circa due metri. Al termine di quell'episodio la vittima finì in ospedale con due costole rotte e una contusione in testa.

L'aggressore, Alessandro Pavin, è stato processato dal tribunale di Verbania con l'accusa di lesioni aggravate dai futili motivi e dall'uso di un'arma impropria. Gravato da precedenti, è stato condannato in primo grado a un anno e nove mesi. Il pm Anna Maria Rossi aveva chiesto un anno e sei mesi.

 

 

Palomba

 

 

operazione “Leonessa”, un’inchiesta antimafia che ha portato a 200 indagati, 69 arrestati (17 persone per associazione mafiosa, 15 per frode fiscale, 18 per corruzione e reati contro la pubblica amministrazione, 27 per reati tributari) mette a forte rischio anche una ventina dei posti di lavoro dell’istituto biellese di vigilanza che opera anche nella Procura e nel Tribunale di Verbania (oltre che di Novara) e all’ospedale di Domodossola. La società è la Group Service srl; l’amministratore unico (Nicola Varacalli) di Biella è finito in manette e due esponenti dell’azienda di famiglia ai domiciliari con l’accusa di aver incassato crediti fiscali inesistenti. «Ora tra lavoratori e sindacati - dice Stefano Mentoni del sindacato Ugl - c’è grande preoccupazione in quanto questo arresto si innesta in una fase già travagliata: i dipendenti, infatti, stanno già vivendo il dramma di un fallimento. Alcuni di loro erano dipendenti della Nord Ovest Union Security di Vinzaglio, dichiarata fallita lo scorso 20 settembre ed erano passati un anno fa alle dipendenze della Group Service srl con un affitto del ramo d’azienda. Ora rischiano di non ricevere gli stipendi arretrati e c’è incertezza per il futuro». Per questo lunedì si svolgerà un incontro urgente in Prefettura a Verbania per trovare una soluzione. «In totale - aggiunge Mentoni - si tratta di 120 dipendenti in tutto il Piemonte, di cui una ventina tra Novara e Verbania; la società gestisce tra Novara e Vco anche delle sorveglianze notturne e aveva il servizio di vigilanza ai Carrefour che però è stato revocato dopo gli arresti dell’amministratore». 

 

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